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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


Le Rosacee
Belle, buone e.. curative

Il nome della famiglia delle rosacee evoca, immediatamente, l’idea di bellezza legata agli splendidi fiori che le denominano nell’insieme; ne abbiamo parlato nel numero 6 del 1995. Non tutti sanno però che la stessa famiglia costituisce il cardine della frutticoltura dei climi temperati e della nostra zona in particolare. Prima che incominciasse la pratica agricola, i cacciatori della preistoria contendevano agli animali sorbe, more, lamponi, fragoline nonché piccole pere, mele e ciliegie selvatiche dei boschi ma la comparsa della vera frutta, più voluminosa e zuccherina, è avvenuta grazie all’apporto di specie del vicino oriente. Il ciliegio (Prunus avium L., P cerasus L), il melo (Malus domestica Borkh), il nespolo (Mespilus germanica L.), il pero (Pyrus communis L.), il susino (Prunus domestica L.) sono, probabilmente, il risultato di queste ripetute ibridazioni e selezioni con specie dei Balcani o del Medio - Oriente. L’albicocco (Prunus armeniaca L., da “Armenia”) proviene invece dall’Asia Centrale, il pesco (Prunus persica L., da “Persia”) ci arrivò dalla Cina attraverso l’Iran e il mandorlo (Prunus dulcis Miller) dall’Asia occidentale. Fino all’inizio del secolo scorso il peso economico della frutta, in zona, era scarsissimo e gli alberi da frutta, nell’azienda mezzadrile, si trovavano generalmente, in misura di poche unità, nei pressi della casa colonica. Massa Lombarda ebbe un ruolo di punta, a livello nazionale, nell’introduzione delle coltivazioni su vasta scala e, in pianura, il paesaggio agrario della Romagna subì una trasformazione radicale. La “bonifica integrale” dei calanchi, con l’abbattimento delle creste, la sagomatura delle pendici e la creazione di briglie, iniziata dopo la Prima Guerra Mondiale a Brisighella e Casalfiumanese, creò le premesse per l’espansione del fenomeno anche in collina dove ora l’albicocco è una produzione molto importante.
Dopo le rose belle e la frutta buona non ci resta che considerare le rosacee utili per la salute e la cosmesi. Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq. e C. oxyacantha L.) è forse quella più trattata in erboristeria; l’infuso di fiori e foglie è rilassante, ipotensivo e diuretico ed entra nella composizione di cosmetici anti-couperose. Vengono utilizzati con frequenza anche l’infuso di spirea ulmaria (Filipendula olmaria Maxim.), un blando anti-piretico anti-infiammatorio non dannoso per lo stomaco e quello fatto coi peduncoli delle ciliegie, diuretico. Molte rosacee sono poi astringenti per l’intestino, per la pelle e le mucose come l’Agrimonia eupatoria L., le foglie di fragola (Fragaria vesca L.), la radice di tormentilla (Potentilla erecta) e l’ Alchemilla vulgaris L . Le foglie dei rovi (Rubus ulmifolius Scott, R. caesius L., Rubus idaeus L.), con le stesse proprietà, vengono frequentemente bevute in infusione, nei paesi di lingua tedesca. La Quillaja saponaria, sudamericana, viene utilizzata principalmente come schiumogeno nell’industria alimentare. Il lauroceraso (Prunus laurocerasus L.) è stato introdotto nel Rinascimento dalle sponde del Mar Nero ed ora costituisce molte siepi sempreverdi. Malgrado sia leggermente tossico, nell’Emilia se ne fanno liquori casalinghi tipo il “laurino”. Come curiosità è da citare il cusso (Hagenia abyssinica), un albero le cui infiorescenze femminili vengono utilizzate dagli abitanti dell’altopiano etiopico per combattere la tenia. Sono invece applicazioni medicinali moderne delle rosacee i macerati glicerici (o gemmoderivati) dei tessuti giovanili di queste piante. Quello di biancospino ripropone le stesse proprietà della pianta adulta, quello di mandorlo combatte la crescita di grassi nel sangue, quello di lampone è utile in molti disturbi femminili, quello di rovo aiuta la fissazione del calcio nelle ossa e quello di Sorbus migliora la circolazione. Possiamo quindi rilevare, nel complesso, un insieme di applicazioni cosmetologiche e medicinali che, pur inducendo un giro commerciale decisamente modesto rispetto l’aspetto quelli alimentare e floricolturale, presentano un interesse non trascurabile.
Antonio Zambrin