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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


AROMI DI ROMAGNA
La cucina romagnola prevede un uso modestissimo di aromi, tra questi le Labiate hanno un peso importante e possiedono dei nomi dialettali generalmente noti, elemento che fa un po’ da tornasole circa l’uso tradizionale di un’erba. Neppure le coline più assolate sono però la terra di elezione di queste piante e, a differenza di rosmarino, basilico,salvia e alloro, specie non indigene ma presenti praticamente in ogni orto, le labiate spontanee sono, nella nostra zona, decisamente poco note.
A volte può esserci (forse) una spiegazione plausibile come nel caso dell’origano (Origanum vulgare), non raro nei terreni aridi delle nostre colline, che, pur raccolto ed essiccato correttamente, possiede un aroma decisamente mediocre. Non a caso le produzioni commercialmente più quotate provengono dal Meridione, dalle coste Balcaniche, dal Cile, da paesi insomma decisamente più assolati. Non è però il caso del serpillo (Thymus serpyllum) locale, che possiede un odore gradevole, decisamente meno acre del timo usato in molte cucine del Mediterraneo. Le foglioline di questo minuscolo cespuglio dai fusticini legnosi, striscianti, vistoso a fine primavera per la macchia di infiorescenze globose, rosate, attorno alle quali si affollano le api, non sono completamente sconosciute ai contadini (e’ sarpol) ma, nel complesso, hanno un uso trascurabile.
Ancora peggio per la nepitella (Calamintha nepeta), dal delicato odore di menta, presente anche nei cortili del centro storico ma completamente ignorata, a differenza da quanto accade nelle ricette dell’Italia Centrale. La melissa (Melissa officinalis), dalle foglie un po’ pelose, a denti arrotondati, è presente in tutti i fossi. Se ne conosce l’esistenza (erba limona) ma non trova applicazioni di alcun genere, così come destano solo curiosità le foglie delle mente, abbondanti in vari ambiti del territorio. La Mentha aquatica, dalle infiorescenze rosate, globose, si trova lungo molti corsi d’acqua mentre ancor più diffusi sono i “mentastri”, le specie del gruppo della Mentha spicata, localmente abbondanti negli ambiti campestri più vari. Sono tutte caratterizzate dall’infiorescenza a forma di spiga terminale (spesso trifida) e dall’odore inconfondibile. L’aroma più gradevole è però appannaggio della menta piperita, l’ibrido tra M. aquatica e M. spicata (o M. viridis Auct.), presente solo negli orti da dove può diffondersi spontaneamente con una certa facilità.
Negli ultimi anni, a partire dalla zona di Casola Valsenio, sede delle ibridazioni del professor Augusto Rinaldi Ceroni, si è cercato, per ragioni turistiche, di immagine, di lanciare un po’ un’altra labiata odorosa, la lavanda, specie non spontanea nella zona imolese che stenta a resistere come (elegante) bordura stradale, assediata dalle più vigorose erbacce locali. Del resto le tradizioni si creano e si perdono; si pensi all’anice (Pimpinella anisum), un tempo coltivata in varie parti della Romagna il cui uso è rimasto solo nella “fava dei morti”, il classico biscotto dell’inizio dell’autunno.
Antonio Zambrini