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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


OLI ESSENZIALI DISINFETTANTI
Jacob Harlich osservando, in un cumulo di compostaggio, che i semi del pompelmo rimanevano a lungo inalterati, ebbe l’idea di indagarne la composizione ed inventò uno dei più efficaci antibatterici degli ultimi anni. L’uso di sostanze in grado di bloccare le muffe, i lieviti e le putrefazioni è però vecchia come il mondo come dimostrano le tecniche di mummificazione dell’antico Egitto e l’abbondanza di spezie utilizzata in varie tradizioni culinarie ma solo nell’ultimo secolo, quando divenne chiaro il ruolo dei germi patogeni nella trasmissione delle malattie, la ricerca di nuovi “antisettici” ebbe un forte impulso. Questa strada portò alla fondamentale scoperta degli antibiotici ma parallelamente andò avanti, sia pure in tono minore, una ricerca su eventuali sostanze naturali in grado di ottenere risultati analoghi con minori effetti indesiderati.
R.M. Gattefossé, un ingegnere chimico, negli anni attorno al 1920, orientò le ricerche sugli oli essenziali (i distillati, in corrente di vapore, delle piante aromatiche), il medico militare francese Jean Valnet, col suo libro “Aromatoterapie” del 1964 divulgò presso un vasto pubblico i risultati che si andavano accumulando e Paul Belaiche,nel 1976 a Parigi, con l’idea dell’“aromatogramma” mutuato dall’analoga tecnica di saggio sugli antobiotici, avvicinò la disciplina al mondo accademico. Al di fuori di questo filone francofono, nello stesso periodo, sono da segnalare gli studi di Paolo Rovesti sull’essenza di bergamotto che porteranno alla formulazione, in Italia, di un (commercialmente) fortunato disinfettante domestico.
Gli oli essenziali agiscono sui microrganismi con due noti meccanismi principali: la distruzione delle membrane cellulari o quella del citoplasma ma risultano efficaci, in vivo, a dosi enormemente inferiori a quelle necessarie nella colture in vitro per cui si ipotizza che creino anche un ambiente incompatibile con la riproduzione dei germi e, in taluni casi, con la stimolazione delle difese immunitarie dell’organismo infetto. Come era intuibile gli oli essenziali più ricchi di aldeidi e di fenoli (Thymus vulgaris, Satureja hortensis, Origanum vulgare , Cinnamomum zeylanicum, ecc.) risultarono, ai test di laboratorio, i più efficaci verso il più vasto spettro di microrganismi ma, come era altrettanto intuibile, risultarono anche potenzialmente allergigeni e tossici per contatto sulle mucose, sul fegato e sui reni (a dosaggi elevati) mentre gli oli essenziali con esteri ed alcoli, ben tollerati (Salvia sclarea, Lavandula angustifolia, Melaleuca alternifolia, Helichrysum italicum, ecc.) risultarono meno efficaci. Fortunatamente la sperimentazione clinica ha dato dei risultati differenti (e, a volte, contradditori) tanto che il solo indice germicida di un olio essenziale viene ritenuto un dato puramente indicativo, da correlare sempre altri effetti tipici dell’essenza in questione. Ad esempio si deve ricordare che sono ipoglicemizzanti Eucaliptus globulus, Pelargonium e Juniperus vulgaris , estrogenici Carum carvi e Salvia officinalis, stimolatori delle surrenali Pinus sylvestris, Ocimum basilicum, Satureja montana, inibitori dell’attività tiroidea Foeniculim vulgare e Cuminum cyminum ecc. ecc. ecc. Un altro elemento che spiega la contradditorietà dell’efficacia pratica degli oli essenziali è la inesattezza della specie botanica di provenienza dell’olio distillato. I nomi commerciali spesso non rispecchiano fedelmente la pianta usata e, a seconda delle specie (e delle varietà e dei cultivar!) e delle zone geografiche di provenienza si ottengono delle essenze con caratteristiche ed efficacia terapeutica molto diverse. Non a caso l’olio essenziale di teatree (Melaleuca alternifolia), coltivato in un’area definita e ristretta, presenta una costanza di risultati invidiabile.
Una domanda che subito ci si pose fu quella relativa all’eventuale insorgenza di resistenza agli oli essenziali come stava, purtroppo, accadendo con gli antibiotici di sintesi. Il fatto che le piante ricche di oli essenziali esistano almeno da decine di migliaia di anni e non sono state portate all’estinzione da germi per esse patogeni era un elemento di ottimismo come lo era la certezza che, da migliaia di anni, l’uso in profumeria delle essenze sembrava non aver selezionato ceppi particolarmente virulenti. Nella pratica clinica una certa attenuazione dell’efficacia si osserva anche per certi oli essenziali ma spesso è bilanciata dall’insorgenza di una nuova efficacia di un diverso olio essenziale e in ogni caso non sembra essere una resistenza trasmissibile alla discendenza.
Tutte queste problematiche non devono far perdere di vista il nocciolo della questione: la dimostrata efficacia, in una gamma molto vasta di malattie sostenute da germi patogeni, degli oli esenziali. Affezioni delle vie respiratorie, delle vie urinarie, funghi ed herpes possono essere trattati, sovente con la stessa efficacia dell’antibioticoterapia, con degli oli essenziali appositamente prescritti e dosati. Questo è, effettivamente un problema poiché, a differenza delle erbe semplici (facilmente utilizzabili sotto forma di tisane anche nella pratica casalinga in quanto praticamente prive di serie controindicazioni) gli oli essenziali, in quanto molto concentrati rispetto alle piante di partenza, potrebbero essere dannosi se dosati erroneamente. E’ quindi, come spesso accade, una questione di uso appropriato degli strumenti terapeutici, uso che permetterebbe di ridurre il ricorso agli antibiotici (quasi sempre caratterizzati da effetti collaterali indesiderati) e di limitare l’insorgenza della resistenza a questi indispensabili farmaci.
Antonio Zambrini