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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


PIANTE MEDICINALI DANNOSE?
Le piante medicinali non agiscono, parer mio, in base a sconosciute virtù ma rispondono ai generali meccanismi fisico-chimici che regolano la vita e la materia nel nostro mondo. E’ quindi normale (e noto fin dalla preistoria!) che, così come esistono delle erbe curative, esistono delle erbe velenose e tutta una gamma intermedia di piante parzialmente utili e parzialmente dannose poiché, contrariamente al pensare antropocentrico ancora ampiamente dominante, l’universo non sembra proprio esistere in nostra funzione. Il diffondersi, negli ultimi anni, dell’uso delle erbe medicinali, ha portato ad un infittirsi, nei media, di reportages sugli effetti negativi delle erbe, spesso con quella stessa approssimazione e scarsa serietà che, per contro, continua ad alimentare una opposta pubblicistica di taglio miracolistico sulle “medicine alternative”. Questo aumento del numero dei pazienti che ricorre alle erbe significa anche un aumento della casistica riguardante le reazioni avverse e la globalizzazione nel settore delle piante officinali permette di poi testare, con criteri scientifici moderni, delle specie di cui è noto solo l’uso empirico presso altre culture e scoprirne eventuali controindicazioni. Può quindi essere utile riassumere, in queste poche righe questa problematica legata all’uso delle erbe, rimandando a “Università Aperta-Terza Pagina” del settembre 1995 la tematica specifica delle piante velenose.
Tanto per cominciare da alimenti particolari, è ben noto che l’aglio (peraltro decisamente benefico sulle vie respiratorie e sulle problematiche di lipidi e pressione sanguinea) provoca un forte aumento dell’acidità delle secrezioni gastriche così come è ben noto che il caffè può accentuare, in determinati soggetti, insonnia e tachicardia. Venendo alle piante medicinali intese in senso più stretto occorre innanzi tutto sottolineare l’ovvietà che quello che rappresenta un beneficio per una determinata situazione può essere un danno in una situazione opposta e le interferenze che le erbe possono avere con eventuali terapie farmacologiche a cui ci si sottopone. Così il Ginkgo biloba interferisce con gli anticoagulanti, il Fucus vescicolosus con i preparati ormonali per la tiroide (così come fanno il cavolo, le rape e le carote), l’agnocasto (come il luppolo) può interferire leggermente con preparati ormonali ecc. L’ovvietà sopra enunciata riguarda invece, ad esempio, il rosmarino e la liquerizia (ipertensivi) controindicate per gli ipertesi, l’Echinacea angustifolia (rafforzante dell’immunità) controindicata nelle malattie autoimmuni, la pappa reale (che stimola l’appetito) per gli obesi ma si tratta, come ben si capisce, di effetti impliciti nell’agire delle pianta. Venendo a questioni meno ovvie una certa attenzione richiedono la propoli, l’Inula helenium ed i derivati del Panax ginseng, causa di allergie in una percentuale non trascurabile della popolazione. Tutti i lassativi, compresi quelli di derivazione vegetale contenenti antrachinoni (senna, cascara, frangula, rabarbaro ecc.) sono dannosi se presi per periodi prolungati. Gli olii essenziali sono prodotti molto concentrati e molto attivi, nel bene e nel male ed anche quelli che sembrano essere di uso più banale, come quello di eucalipto, non vanno assunti per periodi prolungati. La maggior parte di questi distillati, utili per tanti versi, sono più o meno irritanti per la pelle e per le mucose; ricordiamo in particolare quelli di menta piperita, di timo e di cannella . Da questo riesame moderno, portato avanti soprattutto in Germania, non sfuggono neppure alcune piante molto radicate nella tradizione popolare come il camedrio (Teucrium chamaedrys), l’erba di borragine (non l’olio), la consolida (Simphytum officinalis), che sono risultate leggermente epatotossiche.
Per venire alla nostra zona, l’esame non è stato superato neppure dalla farfara (Tussilago farfara), i comuni fiori di “fanfarèla” molto raccolti prima della Guerra il cui infuso, effettivamente molto efficace per combattere la tosse, è probabilmente dannoso per il fegato. E’ probabile che, nel futuro, delle nuove conoscenze sulle proprietà delle piante, specie quelle entrate più di recente nell’armamentario terapeutico, si aggiungano al sapere attuale. Proprietà e anche controindicazioni perché, mi ripeto, l’evoluzione dei vegetali non è avvenuta in funzione dell’uomo. Peccato che le notizie di queste ricerche spesso rimbalzino sulla stampa per pochissimo nobili questioni commerciali.
Antonio Zambrini