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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


PIANTE TESSILI
Un capitolo particolare dell’agricoltura è quello relativo alle piante utilizzate per ricavare fibra da tessere. Un capitolo antico se è vero che, ancora prima delle bende per le mummie dell’antico Egitto, il lino è stato ritrovato in siti neolitici e dell’età del bronzo europei. A questa veneranda età si contrappone il fatto che, sostanzialmente, solo pochissimi vegetali hanno trovato un impiego generalizzato in tutto il mondo: il lino, la canapa e il cotone seguiti a grande distanza dal rayon (derivato chimicamente modificato del legno) e dalla iuta (Chorcorus sp, Tigliacee) confinata ad usi molto ridotti. Dei Linum dai bei fiori sono presenti, allo stato spontaneo, anche nelle nostre colline (L. viscosum, L. catharticum, L. tenifolium) ma è dai fusti del Linum usitatissimum, con procedimenti di macerazione per separare la fibra pregiata dal resto del vegetale, che si ottiene il filato più legato alla storia europea, una fibra di lusso, utilizzata un tempo, oltre che dalle aristocrazie, per rituali religiosi e per le corde più resistenti. A dispetto dell’origine mediorientale, nel medioevo il baricentro della produzione mondiale si spostò tra la Normandia e le Fiandre e all’inizio dell’Ottocento, con l’invenzione di specifici procedimenti di meccanizzazione, il costo di quei tessuti si abbassò ma due forti concorrenti, la canapa e il cotone, si erano già imposti sul mercato relegando il lino ad un ruolo secondario. La canapa (Cannabis sativa) ha avuto, nell’economia e nella storia del paesaggio della nostra zona, un ruolo ben più importante ed i “masadur” rimasti a punteggiare la pianura ci parlano di quel passato assai recente. Molti ricorderanno che nella diffusissima serie di francobolli “L’Italia al lavoro”, degli anni ’50, la nostra regione era rappresentata da una contadina che trasportava della canapa sullo sfondo dell’abbazia di Pomposa. I telai erano un patrimonio comune nelle mondo rurale e i (pesantissimi) lenzuoli tessuti in casa sono senz’altro stati sperimentati dai meno giovani. Soltanto dal XVI secolo la canapa, di origine asiatica, è comparsa in modo massiccio in zona, dalla pianura fino alla montagna, per sparire, con incredibile rapidità, nel Secondo Dopoguerra, rapidità aumentata (ma non causata) dall’uso dei derivati della varietà indica come stupefacenti e problemi connessi (vedi U.A. 1/1995). Il museo della civiltà contadina di S.Marino di Bentivoglio, nella Bassa Bolognese, costituisce un vicino ed esauriente punto di documentazione su questa coltivazione.
Il cotone è ricavato dai peli che rivestono i semi di varie specie del genere Gossypium, Malvacee tropicali. Opportuni trattamenti, applicati nell’antichità in India e nel Golfo Persico, trasformano questa peluria in un’ottima fibra. Il cotone arrivò in Europa, dalla Sicilia, con gli Arabi ma solo a partire dal XVII° secolo, con una travolgente espansione delle coltivazioni nella valle del Missisipi e la meccanizzazione della tessitura, nell’Inghilterra nel secolo seguente, questa pianta svolse un ruolo fondamentale della storia dell’umanità . Malgrado non siano mancati dei tentativi di coltivazione del cotone nella Romagna dell’inizio Ottocento, il cotone non ha invece avuto alcun importanza nella storia locale, nemmeno come oggetto di filatura e tessitura come è successo invece nelle regioni a nord del Po’. Di fronte ai volumi di produzione del cotone risulta essere una curiosità l’utilizzo, saltuario, della fibra dell’ortica e di altri vegetali come la ginestra, quest’ultimo tentato, senza seguito, a Borgo Tossignano durante gli anni dell’autarchia voluta dal fascismo.
Tra le piante sopra citate il lino presenta, nei semi, interessanti proprietà salutari. All’uso tradizionale dei cataplasmi di farina vanno aggiunti l’effetto regolatore delle funzioni intestinali esercitato dalla massa emolliente e lubrificante dei semi ingeriti con abbondante acqua e le proprietà, recentemente valorizzate a pieno, dell’olio spremuto di fresco, un concentrato di vitamine E ed F e di precursori di quegli acidi omega-3 in grado di regolare molte sostanze ormonali ed enzimi, con pochi uguali in natura.
Antonio Zambrini