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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


OLII E GRASSI MENO NOTI
Poche decine di piante, che possono essere fonte di materie grasse liquide o solide a temperatura ambiente, vengono attualmente coltivate su larga scala. Ci si riferisce all’olivo e al cocco, al girasole ed alla soia, alla palma da olio e alle arachidi, al mais e alla colza; insomma tutta una serie di vegetali ben noti ed usati prevalentemente nell’alimentazione e nell’industria. Esistono però parecchie centinaia di fonti di lipidi anche restando nel solo regno vegetale. Talune sono di utilizzo strettamente locale, altre sono di uso generalizzato in settori specialistici come la cosmesi o la produzione di medicinali ed integratori ma mai vengono prodotte in quantitativi paragonabili alle colture industriali; esamineremo proprio quest’ultima categoria di vegetali.
L’argania (Argania spinosa, Sapotacee) è un esempio di pianta di uso locale. Frantumando, spesso manualmente, i noccioli del frutto di quest’albero, che cresce attorno ad Agadir, le donne dei villaggi ricavano un olio, utilizzabile per sia per condire che per ungere pelle e capelli, olio che poi vendono in città o lungo la strada statale. L’olio ricavato dalla polpa del frutto dell’avocado (Persea gratissima) è invece un esempio di merce venduta in tutto il mondo, molto utilizzato nella cosmesi di pregio poiché possiede un po’ tutte le caratteristiche ottimali per un olio cosmetico: odore gradevole, azione rigeneratrice dei tessuti, capacità di filtrare la radiazione solare e di ammorbidire la pelle ecc. In mezzo a questi due casi, che potremmo considerare estremi, troviamo molte specie interessanti soprattutto in cosmesi. Negli ultimi tempi, caratterizzati da un maggior rispetto per gli animali, si è infatti ridotto drasticamente l’uso di grassi animali (visone, tartaruga, ecc.) e all’uso di un semplice “eccipiente” di origine minerale, come la vasellina, si previlegiano dei lipidi di derivazione vegetale, generalmente più simili al sebo che spontaneamente il nostro corpo produce per mantenere in efficienza la pelle.
Il “burro di karitè” è ottenuto dai semi del Butyrospermum parkii, una Sapotacea che cresce nelle zone interne dell’Africa Occidentale. Dalle aree di produzione esce sotto forma di pani, solidi (da cui il termine “burro”) ed essendo uno dei più pregiati componenti per la cosmesi è di uso sempre crescente e questa richiesta ne ha soppiantato l’uso alimentare presso i locali. Mantiene invece un ruolo alimentare prevalente il burro di cacao (Theobroma cacao) come dimostrano le polemiche, non completamente sopite, sulla possibilità di usare vari grassi vegetali nella fabbricazione del cioccolato. E’ comunque un prodotto officinale importante poiché, fondendo alla temperatura del corpo umano, ben si presta alla formulazione di stick per le labbra e di supposte. L’olio di sesamo veniva tradizionalmente ottenuto per spremitura dei semi del Sesamum indicum nelle zone del Medio-oriente non adatte alla coltivazione del più pregiato olivo. Ha mantenuto un limitato uso alimentare mentre è diventato un importante componente dei protettivi solari grazie al potere filtrante sui raggi ultravioletti. L’olio di noce (Juglans regia) che si ricava spremendo i gherigli, possiede notevoli proprietà cosmetiche ed alimentari ma irrancidisce con grande facilità ed ha un uso limitato, a differenza di quanto accade per l’olio di mandorle (Prunus amygdalus), emolliente usato soprattutto per l’infanzia in quanto, praticamente, non provoca irritazioni e sensibilizzazioni (se conservato correttamente). L’olio di ricino, che veniva, nell’immaginario collettivo, associato ad un triste periodo della nostra storia, si ottiene dalla spremitura dei semi (velenosi) del Ricinus communis . E’ lassativo e per densità e viscosità si differenzia dalla maggior parte degli altri oli. Ha vari usi tecnico-industriali ma non è particolarmente adatto per quelli cosmetici. Adattissimo è invece quello di germe di grano (Triticum sativum), ricco di vitamine, di lipidi insaponificabili e di fosfolipidi. Vengono inoltre usati gli oli di Macadamia ternifolia, di Pygeum africanum, di Carthamus tinctorium, di nocciolo (Corylus avellana), di Ximenia africana ecc. ecc. Una nota finale meritano gli oli ricavati dai semi della borragine (Borrago officinalis), dell’Oenothera biennis, della rosa mosqueta (Rosa canina) e del ribes nero (Ribes nigrum), adattissimi a normalizzare l’epidermide ma ancor di più usati, per via orale, in virtù dell’alto tenore di acido gamma-linolenico, quali riequilibranti di svariate funzioni tra cui la lubrificazione di pelle e mucose.
Antonio Zambrini