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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


COLESTEROLO
Prima di essere scacciate da altri problemi più drammatici, le questioni relative alla pericolosità di certe associazioni di farmaci anticolesterolo hanno tenuto banco nell’informazione stampata e televisiva ed è sorta, legittima, la domanda dell’opinione pubblica circa la disponibilità di alternative naturali a molecole sintetiche che si sono rivelate di uso non sicuro. La risposta è parzialmente positiva poiché esistono effettivamente dei prodotti naturali utili a tele scopo, uno da anni entrato nella pratica corrente, altri invece quasi restano quasi sconosciuti anche alla classe sanitaria.
Gli oli ricavati dal fegato di vari pesci (sgombero, merluzzo, aringa ecc.) sono, come si accennava, già variamente utilizzati. Spesso identificati con la sigla “omega-3” o “Epa-Dha” per l’alto tenore in questi acidi grassi polinsaturi, riducono effettivamente il tenore di lipidi e di colesterolo nel sangue dove prevengono anche la formazione di trombi. Ben noto è anche l’aglio, alimento che gode una buona reputazione in proposito. Venendo alle erbe medicinali, alcune piante di uso tradizionale vengono utilizzate allo scopo, come il ben noto carciofo (Cynara scolimus), da secoli usato nelle disfunzioni del fegato. L’incremento dell’attività epatobiliare favorisce, in effetti, una certa riduzione del colesterolo e dei lipidi che finiscono nel circolo sanguigno. Tutte le preparazioni derivate dalle foglie basali del carciofo sono efficaci (infuso, estratti ecc.); nelle preparazione di tisane casalinghe è tradizionale l’associare la fumaria (Fumaria officinalis), regolatrice della secrezione biliare e antiaggregante piastrinica. Una specie che è entrate in tempi più recenti nell’armamentario fitoterapico è il crisantemo americano (Crysanthellum americanum), composita tropicale utile anche nella calcolosi renale. Altre specie utili, esotiche e scoperte in tempi più recenti, sono l’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens, radice di una pedaliacea dei deserti sud-africani), la Garcinia cambogia (guttifera dell’Asia meridionale), la resina di guggul (Commiphora mukul, burseracea dell’Asia occidentale), la caigua (Cyclanthera pedata, cucurbitacea dell’area andina) ed altre ancora. L’olivo (Olea europaea) è utilizzato, da tempo, anche in erboristeria, per le (modeste) proprietà ipotensive dell’infuso delle foglie. Per normalizzare il tenore di grassi nel sangue si ricorre invece al macerato glicerico delle gemme dell’albero. Le stesse proprietà si ritrovano nel macerato glicerico delle gemme di mandorlo (Prunus amygdalus ); è una curiosa coincidenza che proprio due piante oleaginose abbiano, nei tessuti meristematici, dei principi in grado di riequilibrare i grassi del sangue. Delle specie citate, accanto all’olivo ed al mandorlo, occasionalmente piantati, nei periodi caldi, nelle nostre colline, solo la fumaria è presente come pianta spontanea nella nostra zona. Convive però con le attività umane e non è difficile individuarla già alla periferia della città.
Antonio Zambrin