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[Herbarius]

Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.


I PERIODI DI RACCOLTA DELLE ERBE
Un tempo, la raccolta delle più comuni piante medicinali per uso casalingo, era una conoscenza normale delle popolazioni rurali di tutto il mondo, conoscenza che, con l´avvento della società industriale ed urbana, nelle nostre zone, si è cancellata pressochè completamente; può essere perciò utile riassumere, con una specie di calendario, i periodi di raccolta delle erbe officinali più comuni ed abbondanti nella nostra zona, quelli che, in gergo tecnico, si chiamano i "tempi (o periodi) balsamici" delle varie specie.
E´ bene ricordare alcune "avvertenze preliminari" qualora questo "calendario" non deva servire soltanto per il piacere di scoprire, nel territorio, le specie citate ma per farne una vera e propria provvista casalinga.
1°) La raccolta non deve avere scopi commerciali, vanno rispettate le specie rare elencate nella Legge Regionale 2/1977, i parchi e le riserve dove, di regola, è vietata l´asportazione di tutte le specie e, per quanto riguarda il ginepro, la legge sopra citata limita a 200 g il quantitativo prelevabile. Al di là dell´aspetto legale valgono poi delle considerazioni, dettate dal buon senso, circa il concentrare la raccolta nelle aree dove la specie ricercata è particolarmente abbondante e lasciarne comunque degli esemplari per permetterne il rinnovo.
2°) I prati, i boschi, i terreni anche non recintati, come si dice da noi, "hanno padrone" e bisogna porre ogni cura per non danneggiare le proprietà attraversate e non disturbare la fauna selvatica che in quei luoghi vive.
3°) La pianura e la parte bassa delle colline sono sede di un´intensa attività agricola con il conseguente concentrarsi, sul terreno, di quantità non trascurabili di pesticidi a cui si aggiungono, in prossimità delle strade, gli inquinanti legati al traffico. Scegliere quindi le aree più sicure anche sotto questo aspetto.
4°) Ultimo, ma non meno importante, il sapere esattamente cosa si raccoglie. Non sono molte, in zona, le specie mortali ma abbondano quelle tossiche (vedi U.A. n°8, 1995) per cui è bene restare sull´assolutamente sicuro.
Potremmo cominciare questa calendario proprio da aprile, quando il numero delle specie disponibili comincia ad essere rilevante: le foglie del noce e del frassino (F. ornus), la corteccia del salice (S. alba specialmente, facile a staccarsi in questa stagione per la abbondante linfa in circolazione), le comunissime foglie dell´ortica (Urtica dioica) e quelle altrettanto abbondanti dei rovi (R. ulmifolius, R. caesius) mentre la borragine è localizzata in aree soleggiate della collina. Ai margini dei coltivi troviamo poi la fumaria e la calendula (che, a onor del vero, negli ultimi anni, continua a fiorire anche d´inverno). Sul finire del mese compare il biancospino; se ne raccoglieranno i boccioli e le vicine fogliette sommitali. Maggio, tanto in pianura che in collina, è il mese in cui tradizionalmente si raccoglie la camomilla, avendo cura di evitare le posizioni irrorate dai pesticidi. Vanno ricordati inoltre i fiori di sambuco (S. nigra), il meliloto, l´edera terrestre (Glechoma ederacea), la galega e la parietaria. A giugno la vegetazione tocca, in Romagna, il massimo rigoglio e numerose piante possono arricchire la "farmacia verde" famigliare: l´assenzio, la verbena (V. officinalis), la ruta, il ginestrino odoroso (Lotus corniculatus), la vulneraria (Anthyllis vulneraria), le foglie di melissa (odorose di limone), i mazzetti rosati di timo serpillo, il tasso barbasso (Verbascum thapsus) e, nelle rocce dei monti, l´elicriso (H. italicum). Non solo le noci acerbe, per il nocino, devono attirare l´attenzione quandi si avvivina il giorno di S.Giovanni ma anche i fiori dei tigli e quelli, color oro, dell´iperico (H. perforatum) da cui si ricava un olio cicatrizzante e lenitivo. In luglio, lungo i torrenti, fioriscono l´alta eupatoria (E. cannabinum) e la menta d´acqua (M. aquatica) mentre i prati assolati si riempiono di agrimonia (A. eupatoria) e di centaurea minore (Centaurium erythraea). Possiamo ancora raccogliere le foglie dell´edera (Hedera helix), le fronde dell´equiseto (E. arvense ed E. telmateja) e, soprattutto, le foglie ed i fiori della malva (M.sylvestris), avendo cura di scegliere le piante ben sane. I fossi si riempiono di salicaria (Lhytrum salicaria), utilizzabile nelle diarree. Ad agosto ci spostiamo, per le raccolte, sui monti dove troviamo l´epilobio (E. angustifolium) nelle radure delle faggete mentre in quelle dei castagneti troviamo i fiori rosati dell´erica (Calluna vulgaris). Presenti anche la vergadoro (Solidago virgaurea) e, nella collina assolata, il finocchio selvatico. Più in basso non dimentichiamo le foglie della vite rossa e quelle delle piantaggini (Plantago sp.). In settembre è ancora abbondante l´achillea millefoglie; è il momento ottimale per raccogliere gli aranciati frutti della rosa canina ma l´attenzione, pian piano, si sposta sulle radici: quelle della romice (Rumex sp.) ricche di ferro, quelle dell´ononide spinosa, quelle della tormentilla (Potentilla tormentilla) che avremo provveduto ad identificare nei mesi precedenti, al momento della fioritura. Sui monti si possono poi raccogliere quelle della bella carlina (C. acaulis) per uso liquoristico.
L´inizio del mese di ottobre si annuncia con la piena maturazione dei frutti dell´ippocastano; si continua con le radici della gramigna, della bardana (Arctium lappa), della consolida (Symphytum officinale, lungo i fossi), del tarassaco, della Valeriana (in montagna) mentre in pianura si cercheranno quelle dell´altea, che verranno utili col freddo dell´autunno che avanza.
Novembre è segnato dalla raccolta delle bacche del ginepro (Juniperus communis), abbondanti in collina; nelle annate più calde giungono a maturazione anche i neri frutti dell´alloro con cui si prepara un olio per massaggi. I miti inverni, negli ultimi anni non sono più "il sonno della natura" ma le specie erborizzabili si riducono drasticamente: le bacche del cipresso (Cupressus sempervirens) e i fiori della farfara (Tussilago farfara) che brillano, a febbraio, sulle argille scoperte. Le gemme dei pioppi, cariche di propoli, al finire di marzo, ci annunciano che la primavera è ormai ritornata