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Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.
IL GEL DI ALOE
Una pianta medicinale entrata prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni è l´aloe, un genere di liliacee con epicentro nell´Africa meridionale e utilizzate in vaso e nei giardini di mezzo mondo. A dire il vero l´aloe è presente nelle farmacopee da tempo immemorabile anche se con la denominazione di "legno d´aloe" è stato indicato, fino all´Età Moderna, l´ Aquilaria agallocha, un alberello delle coste del Mar della Cina da cui si ricava un succedaneo dell´incenso. Poiché crescono in ambienti aridi le aloe immagazzinano l´acqua nelle foglie che assumono un aspetto carnoso, una disposizione a rosetta e un apice munito di una robusta spina. Vengono, a volte, confuse con le agavi ma l´unico punto in comune con quelle specie americane, sia pur molto vago, è soltanto l´aspetto ad un colpo d´occhio superficiale. Le cellule dello strato esterno delle foglie tagliate secernono un succo bruno-verdastro che, cotto a lungo nei centri di produzione del Sud-Africa, del Kenia, dell´isola di Socotra, delle Antille, si trasforma in una massa marron-scuro, quasi vetrosa, che viene utilizzata, da secoli, come energico purgante. Spremendo invece lo strato più interno delle stesse foglie ne esce quel gel che le popolazioni locali spalmavano per lenire ustioni e abrasioni e che è al centro dell´interesse, ai nostri giorni. Più o meno tutte le aloe rispondono a queste caratteristiche; la più usata per il purgante è l´ Aloe ferox Miller (detta Aloe del Capo); per il gel si coltiva soprattutto l´ Aloe Barbadensis Miller (nota anche come aloe vera) ma anche la grande A. arborescens ed altre specie minori vengono utilizzate. Una notevole sperimentazione è stata effettuata, i varie parti del mondo, sull´uso topico del gel d´aloe e i risultati concordano sull´efficacia del trattamento nelle ustioni (compreso l´eritema solare), sulle ulcerazioni della pelle, nelle ragadi al seno ed anali, in varie dermatiti ed eczemi, nei congelamenti, in alcune infezioni fungine e batteriche, nel trattamento della seborrea e ovunque ci si trovi nella necessità di favorire la cicatrizzazione. Queste ricerche si sono, rapidamente, riversate anche nella formulazione di preparati cosmetici non esclusivamente nei dopo-sole. Sulla base di questi risultati la sperimentazione è stata estesa al trattamento dell´ulcera peptica e delle coliti ulcerose ed anche in questi casi i risultati sono stati decisamente positivi. Molte delle cosiddette "intolleranze alimentari" hanno avuto una più veloce evoluzione positiva quando all´eliminazione degli alimenti indigesti è stata associata l´assunzione, per uso interno, del gel d´aloe. Alcuni risultati in vitro hanno fatto ipotizzare anche un azione generale rafforzante delle difese immunitarie ed antitumorale, su alcuni sarcomi. Come spesso accade, la notizia "pittoresca" fa più clamore della ricerca scientifica ed il miglioramento dello stato soggettivo di parecchi malati di cancro ottenuti da Padre Zago, un missionario veneto, con un cocktail di gel d´aloe, miele e grappa, ha avuto una grande risonanza, riacceso le speranze di molti malati e attivato una richiesta di informazioni e di foglie fresche d´aloe per preparare, in casa, la soluzione. Purtroppo, in proposito, pochi casi non fanno la regola e manca una documentazione scientifica solida per poter supportare queste speranze. Appena l´attenzione del pubblico si focalizza su un prodotto naturale di cui non sono noti fino in fondo il meccanismo d´azione ed i principi (veramente) attivi principali il mercato viene invaso da preparati di dubbia qualità e di dubbia concentrazione. Per avere un prodotto veramente efficace nel caso dell´aloe si deve partire da piante di almeno 5 anni, da cui vengono tagliate 3 o 4 foglie ogni 6-8 settimane, nelle aree climaticamente idonee. L´estrazione del gel, previo l´allontanamento del succo purgante, deve poi essere effettuata entro poche ore dalla raccolta, alla temperatura più bassa possibile. Resta anche la mia personale convinzione, pur non supportata da alcun dato, che le aloe coltivate in serra in Val Padana debbano avere un´attività inferiore a quelle cresciute ai tropici.
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