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Sono di seguito riportate alcune delle piante più importanti della nostra zona viste attraverso gli occhi di un esperto erborista: Antonio Zambrini.
ERBE DAL TIBET
Abbiamo già visto (n°3 e n°12-1999) come esistano, in Asia, due corposi sistemi medici, diversi dalle medicine popolari e alternativi, come teoria e come pratica, alla medicina moderna. L´inaugurazione, al Museo Pigorini di Roma, di un´importante mostra dedicata all´arte della medicina tibetana, ci da l´occasione per parlare anche di questa tradizionale medicina dell´Asia. Va subito detto che si tratta di un sistema in gran parte tributario delle due tradizioni asiatiche principali, con consistenti apporti anche dal Medio Oriente e, naturalmente, con molte specificità tibetane.
Il superamento della locale medicina popolare, puramente magico-sciamanica, coincide col passaggio dei popoli dell´altopiano dal bon, la antica religione naturalistica, al buddismo portato dai maestri indiani nel VII° secolo ed i precetti della nuova religione saranno parte integrante della nuova medicina. Il precedente, empirico scontro con la supposta causa soprannaturale della infermità (spiriti dei morti e divinità offese, demoni, streghe, ecc.) viene sostituito con una teoria religiosa generale e con lo squilibrio dei tre umori (bile, flegma e vento) come causa immediata del sintomo. Un corpus di quattro tantra, quattro esaustivi volumi, saranno la summa completa teorico-pratica della nuova medicina dell´altopiano, probabilmente una rielaborazione e non la semplice traduzione di opere indiane.
Per quasi un millennio la formazione del medico resterà però sostanzialmente consegnata al rapporto padre-figlio o all´interno dei monasteri, nel contesto di una società teocratico-feudale e forti elementi di divinazione, magia, ritualità riemergeranno dal substrato "bon". L´astrologia avrà addirittura un ruolo centrale al momento dell´istituzione del collegio medico sulla Collina di Ferro di Lhasa, alla fine del XVII° secolo. I presagi e l´oroscopo hanno effettivamente un ruolo importante ma la base della diagnosi è l´ascultazione del polso da cui l´"amchi" (il medico) ricava un´impressionante mole di informazioni tanto che l´atto del "sentire" le pulsazioni ha, nell´iconografia tibetana, lo stesso ruolo che ha l´osservazione della provetta contenente l´urina in quella del medioevo occidentale. Si tratta però di un operazione completamente diversa da quella a cui noi siamo abituati poiché là si cercano informazioni non solo su altre parti dell´organismo non strettamente connesse con la circolazione sanguinea ma anche sugli aspetti emotivo-spirituali del paziente. Venendo all´armamentario terapeutico, quello che colpisce a prima vista è l´importanza che i tibetani danno ai farmaci preziosi (pillole di oro, argento, perle, corallo, quarzo, pietre preziose ecc.) come dispensatori di longevità, l´uso del mercurio, "detossificato"(!?) come dichiarano, per la cura di varie malattie nervose, delle fratture e come riequilibrante generale , l´uso si strani derivati animali come i calcoli ("bezoar") ma nella maggior parte dei casi, la base dei rimedi sta nelle piante medicinali anche se mantra e preghiere, come ho avuto occasione di sperimentare di persona, sono componenti usuali nella preparazione delle pillole. Sull´altopiano il medico è anche farmacista ed erborista e nell´estate, quando un po´ di vita vegetale punteggia i monti e le valli, parte egli stesso per lunghe escursioni, di più giorni, per raccogliere le piante che gli serviranno, per tutto il resto dell´anno, per preparare le medicine. L´arretratezza economica, contrariamente ai luoghi comuni, non è sinonimo di equilibrio ecologico e anche qui abbiamo una notevole rarefazione delle specie medicinali a causa dell´eccessiva raccolta ed alcuni progetti, finanziati da fondazioni occidentali, mirano a salvaguardare, attraverso delle coltivazioni a bassa intensità e delle zone di tutela, le specie officinali sull´orlo dell´estinzione. Meconopsis horridula, Dactylorhiza hatagirea, Koelpina linearis, Clematis ladakiana, Juniperus macropoda, Codonopsis clematidea, la radice del costo (Saussurea lappa, l´antitarme che proteggeva la lana pashmina del Kashmir e veniva bruciato come l´incenso), Aconitum sp., Rheum sp., Taraxacum sp., Pedicularis sp., Aster sp., Plantago sp., sono specie locali molto usate ma nessuna ha acquisito sufficiente popolarità per passare alla moderna erborisisteria occidentale. Per ora, dovremmo aggiungere, poichè la revisione in chiave scientifica delle medicine tradizionali di tutto il mondo riserverà indubbiamente delle sorprese anche in quest´area geografica.
Antonio Zambrini
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